Il Valdarno è una di quelle zone che molti attraversano senza guardarle: il treno che scende verso Arezzo, l'autostrada che taglia il fondovalle, la fretta di arrivare a Firenze. Chi si ferma, invece, si accorge che qui il paesaggio cambia carattere ogni pochi chilometri: il fiume in basso, i terrazzi coltivati a olivo sui fianchi, poi il bosco che sale fino ai crinali. E' il territorio che avete intorno al casale, e si gira bene anche in mezza giornata.
Prima di partire, però, conviene chiarire un punto: sotto il nome Valdarno finiscono spesso paesi che appartengono ad aree diverse.
Che cosa si intende per Valdarno fiorentino
Il tratto di valle dell'Arno compreso nella provincia di Firenze, a monte del capoluogo, viene indicato come Valdarno Superiore fiorentino. Dal punto di vista amministrativo si riduce a pochi comuni:
- Rignano sull'Arno, dove si trova il casale
- Reggello, che sale dal fiume fino ai boschi di Vallombrosa
- Figline e Incisa Valdarno, comune nato dalla fusione dei due centri di Figline Valdarno e Incisa in Val d'Arno
Pontassieve, Rufina e Pelago, che spesso vengono citati insieme ai precedenti, appartengono invece alla valle adiacente, quella della Sieve: la Valdisieve. Non è un dettaglio da pignoli, perché cambia il paesaggio, cambia il vino e cambiano le strade. Reggello, Pelago, Pontassieve, Rufina, Londa e San Godenzo condividono peraltro un ente sovracomunale, l'Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve, che di fatto tiene insieme le due valli.
Rignano sull'Arno e l'abbazia di Rosano
Il capoluogo è un paese di fondovalle, pratico e senza pose, con la stazione ferroviaria che porta il nome doppio di Rignano sull'Arno-Reggello. La parte più interessante, come spesso accade da queste parti, sta nelle frazioni: Rosano lungo il fiume, Torri e Cellai in collina, San Donato in Collina più in alto, sul crinale che guarda verso Firenze.
A Rosano si trova l'abbazia di Santa Maria, monastero benedettino femminile fra i più antichi ancora attivi in Toscana: la tradizione ne fa risalire la fondazione alla fine dell'VIII secolo e la comunità monastica non ha mai smesso di abitarlo, nemmeno dopo le soppressioni ottocentesche. Vale la sosta per la quiete del luogo, tenendo presente che si tratta di un monastero e non di un museo: si visita con discrezione.
Nel territorio comunale c'è poi la pieve di San Leolino, fra le più antiche chiese romaniche della campagna fiorentina, con un fonte battesimale esagonale in terracotta invetriata.
Reggello, Vallombrosa e il trittico di Cascia
Reggello è il comune che occupa il versante del Pratomagno: dal fiume si sale per tornanti fino a Saltino e Vallombrosa, dove la foresta di abeti ha una storia lunga quanto l'abbazia che per secoli l'ha governata. In estate la differenza di temperatura rispetto al fondovalle si sente, ed è il motivo per cui questi paesi sono stati a lungo la villeggiatura dei fiorentini.
A Cascia, frazione a poca distanza dal capoluogo, accanto alla pieve di San Pietro si trova il Museo Masaccio d'arte sacra, dove è conservato il Trittico di San Giovenale, datato 1422 e considerato la prima opera nota di Masaccio: una tavola di dimensioni contenute, esposta in una sala sobria, e proprio per questo più facile da guardare che in una grande galleria. Reggello è anche terra di olio: gli oliveti coprono buona parte delle pendici sopra il fiume.
Figline e Incisa, il fondovalle che si fa paese grande
Scendendo lungo l'Arno verso sud si arriva a Figline Valdarno, il centro più popoloso della zona. Il cuore è piazza Marsilio Ficino, un ampio spazio porticato attorno al quale ruota ancora la vita del paese, con la Collegiata di Santa Maria Assunta e il suo museo d'arte sacra. La piazza porta il nome del filosofo Marsilio Ficino, che a Figline nacque nel Quattrocento.
Incisa in Val d'Arno, oggi unita a Figline in un unico comune, è un borgo stretto sopra il fiume: qui la famiglia di Francesco Petrarca aveva una proprietà e il poeta vi trascorse i primi anni dell'infanzia. La casa che la tradizione gli attribuisce è stata oggetto di un lungo restauro e resta uno dei riferimenti storici del paese.
Un passo più in là: la Valdisieve
Risalendo verso nord-est si entra nell'altra valle. Pontassieve nasce dove la Sieve confluisce nell'Arno e conserva un ponte cinquecentesco voluto da Cosimo I de' Medici. Poco oltre, Rufina dà il nome alla più piccola delle sottozone del Chianti: la Villa di Poggio Reale, dimora nobiliare di impianto cinquecentesco, ospita nelle sue cantine il Museo della vite e del vino. Pelago chiude il triangolo, con le colline coltivate e le strade che salgono verso il crinale.
Come muoversi
Quasi tutto sta in un raggio di una ventina di chilometri dal casale, con l'eccezione della Valdisieve. Qualche indicazione pratica:
- L'auto è la soluzione più comoda per collina e frazioni: le strade sono strette e panoramiche, i tempi si allungano rispetto alla distanza
- Per Firenze conviene invece il treno dalla stazione di Rignano sull'Arno-Reggello: circa mezz'ora, senza pensieri di parcheggio
- Chiese di campagna e piccoli musei hanno orari limitati e spesso stagionali: una verifica prima di partire evita viaggi a vuoto
- Se in estate salite verso Vallombrosa portate una felpa: la differenza di quota si sente la sera
Il resto è questione di ritmo. Il Valdarno non si consuma in una giornata di visite a raffica: funziona meglio un pezzo per volta, tornando la sera al casale con l'idea di quale collina salire il giorno dopo.
Soggiornate al Casale Strettoio, tra le colline di Rignano sull'Arno
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