L'Abbazia di Vallombrosa immersa nella foresta di abeti
L'Abbazia di Vallombrosa e la sua foresta

A est di Firenze, sul versante fiorentino del Pratomagno, c'è una foresta di abeti che non somiglia al resto della Toscana. Vallombrosa sta attorno ai mille metri di quota, nel comune di Reggello, e si raggiunge dal fondovalle con una strada di tornanti che in poco tempo cambia clima, vegetazione e luce: si parte tra vigne e olivi e si arriva sotto un bosco fitto e ombroso. In mezzo alla foresta c'è l'abbazia che ha dato il nome al luogo, tuttora abitata da una comunità monastica.

L'abbazia: un monastero abitato, non un monumento vuoto

La storia comincia nell'XI secolo con Giovanni Gualberto, di famiglia fiorentina, che qui diede vita alla congregazione vallombrosana, ramo riformato della famiglia benedettina: le fonti collocano la fondazione attorno al 1036, e la chiesa in pietra fu consacrata nel 1058. Quello che si vede oggi è il risultato di secoli di rifacimenti: il campanile risale al XII secolo, la torre al XV, mentre la facciata del monastero è seicentesca e l'interno della chiesa fu ammodernato nel Settecento. Dopo le soppressioni napoleoniche i monaci rientrarono in possesso del complesso a metà Novecento, e nel 1950 la chiesa fu elevata a basilica minore.

Il punto da tenere presente è semplice: Vallombrosa è prima di tutto un monastero vivo. La chiesa è aperta al culto e vi si celebra regolarmente, mentre le visite guidate agli ambienti monastici, chiostro compreso, sono organizzate solo in determinati periodi dell'anno, soprattutto nei mesi estivi. Giorni, orari e modalità cambiano di stagione in stagione: vanno verificati sui canali ufficiali della comunità monastica prima di partire, e i gruppi organizzati devono comunque accordarsi in anticipo.

La foresta e la riserva naturale biogenetica

Il bosco intorno all'abbazia non è un bosco qualsiasi. La riserva naturale biogenetica statale di Vallombrosa è stata istituita nel 1977 e si estende su circa milleduecentottanta ettari; insieme alla vicina foresta di Sant'Antonio fa parte della rete europea Natura 2000. La gestione è affidata ai Carabinieri per la biodiversità, ed è un caso raro di foresta coltivata e studiata per secoli: le abetine che vedete sono l'esito diretto del lavoro dei monaci, che per generazioni hanno seminato, tagliato e ripiantato. Negli arboreti sperimentali, tra i più noti d'Europa, crescono specie arrivate da tutto il mondo, e proprio qui si trova l'albero più alto d'Italia, un abete di Douglas che supera i sessanta metri. Accanto all'abbazia, lungo il parcheggio, c'è il centro visite della riserva: è il primo punto di informazione per chi vuole capire dove mettere i piedi.

Sentieri e cosa aspettarsi

La rete escursionistica è ampia e collegata a quella della foresta di Sant'Antonio. Il percorso più noto è il circuito delle cappelle, un anello attorno all'abbazia che tocca i piccoli edifici religiosi disseminati nel bosco; un altro itinerario porta verso gli alberi monumentali. Sono cammini alla portata di chiunque abbia un minimo di allenamento, ma restano sentieri di montagna: servono scarpe chiuse, e conviene ricordare che a mille metri, anche in piena estate, la temperatura è sensibilmente più bassa che sul fondovalle. Nella bella stagione il reparto che gestisce la riserva propone escursioni e visite guidate agli arboreti; calendario e modalità di partecipazione sono pubblicati dagli enti che gestiscono l'area, ed è lì che vanno controllati.

  • Una felpa o una giacca leggera anche a luglio: sotto le abetine il fresco si sente
  • Scarpe chiuse con suola scolpita: i sentieri sono spesso umidi e coperti di aghi
  • Nella riserva non si raccolgono piante, funghi o legna senza autorizzazione
  • In chiesa e negli spazi del monastero: silenzio e abbigliamento sobrio, è un luogo di preghiera

Come arrivarci dal Valdarno

In auto è il modo più semplice: dal fondovalle si sale verso Reggello e poi verso il Saltino, la piccola località di villeggiatura che precede l'abbazia. L'ultimo tratto è tutto curve, quindi mettete in conto più tempo di quanto suggerisca la distanza in chilometri, e in inverno informatevi sulle condizioni della strada. Chi preferisce i mezzi pubblici può verificare le autolinee che collegano Firenze e Pontassieve al Saltino e a Vallombrosa: il collegamento esiste, ma le corse sono poche e variano con la stagione, quindi va controllato in anticipo sui siti dei gestori del servizio. Nei fine settimana estivi il parcheggio vicino all'abbazia si riempie presto: partire la mattina resta la scelta più sensata, anche perché lascia tempo per una camminata nel bosco dopo la visita.

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